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Celtic,Top 14 e Premiership,tra risultati ed obbiettivi

   Apro questo articolo riprendendo il pensiero di Abr pubblicato tramite un post sul blog specializzato Right Rugby. Nel proprio articolo Abr trattava il tema del rugby e il suo burrascoso avvicinamento al professionismo, proponendo un’ardita ma quanto mai azzeccata similitudine con l’ingresso della moneta unica in Europa, che ha comportato vantaggi e svantaggi, felicità e malcontento. Trattando del problema in Italia, ormai da un anno entrata a far parte della Magners Celtic League, sembrava inevitabile un raffronto tra la situazione celtica, inglese e francese. Facendo un paragone con le politiche economiche, da una parte, quella celtica, si attua la politica lincolniana del protezionismo, mentre oltralpe si favorisce il new deal roosveltiano, caratterizzato da un forte investimento ed una grande esposizione a possibili crolli economici. In Inghilterra persiste invece la cronica disparità tra borghesia (Leicester Tigers, Northampton Saints e Saracens) e proletariato (Newcastle Falcons, Leeds ed Exeter Chiefs), alla quale si cerca di rimediare con il salary cap. In parole povere nei paesi celtici si formano giocatori, in Inghilterra crescono talenti ed in Francia si compra. La dimostrazione è data dall’approdo in terra francese di talenti del calibro di Martyn Williams, Mike Phillips, James Hook, Bakkies Botha, Jhonny Wilkinson

Ogni anno i club celtici ed inglesi devono fare i conti con le proposte esagerati provenienti da Parigi e dintorni, cercando di puntare sull’appeal del club d’appartenenza e sulle maggiori possibilità in nazionale. Questa sovraesposizione economica è però paragonabile alla scalata di una montagna, ovvero il modo più semplice per raggiungere la vetta ma anche il più pericoloso. Ne sanno qualcosa Stade Francais, Bayonne e Montauban, club sull’orlo del fallimento a causa di grandi impegni economici che non hanno portato ad un ritorno nè in denaro nè in risultati sportivi. Per difendersi da tali proposte le federazioni celtiche hanno puntato forte sulla Celtic League, favorendo aiuti economici e, tranne in Italia, tecnici fornendo staff all’altezza. Da sempre il motivo della nascita del campionato celtico è stato quello di far crescere giocatori utili alle nazionali per poter confrontarsi con le superpotenze inglesi e francesi.

Vediamo dunque in numeri a che risultati hanno portato i vari approcci al professionismo: Dando un’occhiata all’Heineken Cup possiamo ricavare la media punti raggiunti nei gironi dai club delle varie nazioni:

IRLANDA 17,3 Pt
FRANCIA 17,2 Pt
INGHILTERRA 15,1 Pt
GALLES 11 Pt
SCOZIA 8 Pt
ITALIA 2,5 Pt

Eseguendo questo semplice calcolo notiamo che le squadre che hanno totalizzato il maggior numero di punti sono quelle irlandesi, potendo contare su due pezzi forti come Munster e Leinster e la rivelazione Ulster. Seguono a ruota i club francesi ed inglesi, che portano in dote una partecipazione di club molto maggiore rispetto alle altre nazioni.

Concentriamoci ora sulle nazionali, osservando il più antico e prestigioso torneo della palla ovale, il Sei Nazioni.

INGHILTERRA 8
FRANCIA 6
IRLANDA 6
GALLES 6
SCOZIA 2
ITALIA 2

La classifica in questo caso vede l’Inghilterra padroneggiare seguita però dal gruppo formato da Francia, Irlanda e Galles.

Al di là delle prestazioni dunque, i numeri non ci consegnano un vincitore assoluto e lasciano intendere che le il superpotere di Francia ed Inghilterra derivi soprattutto da un largo bacino d’utenza e gran disponibilità economica, caratteristiche che (potenzialmente) non mancherebbero neanche al Bel Paese

In definitiva vorrei far notare che quando si confrontano le tre grandi scuole rugbistiche, francese, inglese e celtica, bisogna distinguere bene gli obbiettivi dei vari campionati. Il campionato inglese e francese è nato per raggiungere risultati mentre il campionato celtico è nato innanzitutto con lo scopo di far crescere le rispettive nazionali. E’ quindi quasi controproducente per i club celtici ingaggiare giocatori stranieri, “rubando” così il posto ad un possibile talento di casa propria.

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